Pubblicato sulla rivista Altro&Oltre nr. 53, aprile 2025
Alle porte di una nuova era
Il mondo è attonito, smarrito. Qualcuno sta reagendo, gli equilibri geopolitici sono sconvolti, ma piazze oceaniche ancora non se ne vedono. Distopia divenuta realtà: tutto quello in cui avevamo creduto non c’è più e la sua sparizione repentina ci ha lasciato increduli, attoniti, senza reazioni di rilievo. Forse qualche antiamericano d’antan si crogiola al pensiero di aver capito tutto e di averlo sempre manifestato con grande assertività. Ma la consolazione è magra anzi magrissima di fronte all’uomo più potente del mondo che insulta la nostra Patria sovranazionale: l’Unione europea la cui costruzione ispirata ai valori di pace, solidarietà e cooperazione è definita con vilipendio un’organizzazione nata per “fottere” gli Usa. Fottere, proprio così, questo il termine che, tradotto in modo corretto dal verbo screw, ha usato il nostro big man. I giornalisti nostrani non hanno osato riportarlo in modo esatto preferendogli gli eufemistici: imbrogliare, truffare, fregare, danneggiare etc. (Beppe Servergnini Corriere della Sera 28 febbraio 2025)
Tant’è. E a seguire attacchi a tutti e a tutto con bordate iperboliche che stanno ribaltando il decoro e le consuetudini delle più azzimate diplomazie. E, cosa ancor più incredibile, è che gli amici son diventati a un tratto entità ostili. Così il Canada, così l’Europa, il Messico e la Groenlandia territorio autonomo della Danimarca, nei confronti del quale il presidente accampa pretese di dominio per poterne sfruttare il sottosuolo e per il dominio delle nuove rotte artiche. Si salva solo il farabutto di turno (che ce n’è sempre uno importante al mondo), addirittura blandito.
Cattivo gusto? Qualcosa di più
Poi compare un filmato su Gaza che non è possibile definire con unico aggettivo nel suo dispiegare l’umana immondizia che vi è rappresentata in soli 33 secondi. E’ talmente incredibile che molti hanno pensato che la clip fosse stata postata per prendere in giro l’Uomo. Ed in effetti doveva essere così. Almeno nelle intenzioni del regista che lo ha realizzato, Solo Avital di Los Angeles, non proprio amico di Trump (Massimo Gramellini Corriere della Sera 7 marzo 2025), che voleva appunto irriderne la megalomania che giudica pericolosa. Satira politica dunque. Si però, Donald Trump ha ricondiviso il filmato su Truth Social usandolo per la sua campagna di propaganda. Si è riconosciuto in quella storiella che quindi, fuori contesto, ha assunto un significato da incubo.
Culto della personalità. A tal punto che oltre a statuine dorate e palloncini, sempre d’oro, che raffigurano The Donald, compare una mega scultura che lo ritrae a figura piena. Certo, ispira anche la memoria di tanti altri simulacri del potere poi rasi al suolo. La boriosa esibizione di ricchezza con dollari che piovono sul capo del sodale Musk; un’ipotetica terra dell’oro dominata da una costruzione su cui campeggia la firma del palazzinaro, “Trump Gaza”. La tracotanza dei dominatori, con Netanyahu e Trump a brindare nella lussuosa piscina di un resort. La raffigurazione impudica di una ballerina con il sedere nudo che accompagna danzando il presidente. E qui una nota è d’obbligo. Riconoscersi in trailer di questo tipo sottolinea non solo cattivo gusto ma pure blasfemia nei confronti di un popolo che fa del senso del pudore un simbolo religioso. Insomma il messaggio è sessista, borioso, tracotante, di cattivo gusto, blasfemo. Soprattutto spregevole e irridente nei confronti della sofferenza di persone vessate da una guerra spietata senza più nulla, senza più un futuro, accampate senza cibo e acqua a sufficienza, in mezzo a uno sterminato cumulo di macerie. In soli 33 secondi, meno di otto ore di lavoro – sottolinea l’autore – l’Intelligenza Artificiale ha consegnato il suo prodotto per raccontarci tutto questo. E l’uomo più potente del pianeta, emblema della più antica e solida democrazia del mondo, l’ha fatto suo. Fine di quel potere buono, soft power, che attraverso attività meritorie sparse su tutto il pianeta aveva conquistato all’America la benedizione, “God bless America”, issandola sul più alto scranno degli ideali dei popoli.
Abituarsi al cambiamento
L’Europa è attonita. Quell’ Europa, che per ottant’anni ha prosperato sotto al caldo mantello della protezione americana. Ma l’America aveva già ammonito che la festa sarebbe finita. La sveglia è stata una cacofonia che ci ha storditi.
L’ America ha tollerato, alle nostre latitudini, fiotti di manifestanti e diffuse correnti di pensiero critiche al limite dell’offesa. Grazie a lei le democrazie precarie del secondo dopoguerra si sono rafforzate fino a diventare solide e mature. Quel Paese ha consentito alle nostre economie di prosperare, ha permesso ai nostri governi di coltivare ideali e valori di solidarietà, di libertà e di sostenere un costosissimo welfare che gli americani non si figurano neppure. E ancor prima: ha salvato il vecchio continente da mostruose dittature liberando i popoli dal loro giogo funesto. E per quanto riguarda l’Italia neppure il 25 aprile, ricorrenza nazionale del giorno della liberazione, le istituzioni celebrano le migliaia di giovani americani morti sul nostro suolo per liberarci dall’oppressore. E questo è male.
Ma in tanti, una maggioranza silenziosa, lo ricordano invece, con gratitudine commuovendosi al pensiero. Loro l’America l’hanno amata davvero, e la amano ancora. Per loro vedersi allontanare un baluardo così importante è un profondo e doloroso struggimento e non lo vogliono perdere. Amano la generosità del popolo americano, la libertà, il grande successo, l’indiscussa primazia degli Stati Uniti che attraversa le due sponde dell’Atlantico e di cui l’Europa è parte integrante e irrinunciabile: ponte sul Mediterraneo e terra di confine tra la civiltà cristiana e quella islamica. Il primato dell’America non è solo geopolitico, è anche tecnologico grazie al contributo dei tanti cervelli provenienti da tutto il mondo che ha saputo valorizzare nelle sue eccellenti università ed è pure militare. Un’industria quella militare dall’aspetto torvo e inquietante ma che innesca il circolo virtuoso dell’innovazione grazie alla ricerca nel campo degli armamenti.
Ce la faremo, anzi forse finalmente riusciremo a fare dell’Unione europea un’ Unione vera, un vero e proprio Stato federale quello sognato da De Gasperi negli anni cinquanta e mai realizzato perché privo di un suo pilastro fondamentale, una difesa comune.